Il processo di trasformazione tecnologica ed evoluzione digitale, che interessa chiaramente tutti i Paesi industrializzati, è stato oggetto di analisi da parte dell’OCSE che, con il “Digital Economy Outlook 2017”, ha fatto il punto della situazione per quanto riguarda i risultati raggiunti nel settore ICT (Information and Communication Technology) dai più avanzati Paesi del pianeta. 

Purtroppo, i dati che sono emersi da questo studio, sono tutt’altro che lusinghieri per l’Italia. Prima di procedere con un’analisi più dettagliata, è bene comprendere l’importanza del settore ICT. Questo comparto assorbe la grande parte della spesa delle imprese in Ricerca e Sviluppo, e oltre il 30% delle richieste di brevetto. Numeri da capogiro.

Nel dettaglio, sono diversi i punti di sofferenza registrati dal nostro Paese, a cominciare dagli investimenti con le imprese italiane che impiegano solo lo 0,76% del Pil contro il 2% dei tedeschi e il 3,6% di Israele che si pone al vertice di questa speciale graduatoria. In Italia, le imprese dedicano alla Ricerca e Sviluppo, solo il 14% della loro spesa totale (il dato di Taiwan, al vertice, è 75%).

Il volume ristretto degli investimenti si traduce in una scarsa occupazione nell’ICT (2.5% contro la media OCSE del 3%) e in poche esportazioni di questo tipo di servizi (1.9%).

Per quanto riguarda la navigazione in rete, le cose non vanno meglio. Gli italiani che utilizzano internet rappresentano il 69% contro un 84% di media degli altri Stati. Con riferimento a questo dato, il gap più ampio si registra nella fascia di età 55-74 anni, dove, a fronte della media OCSE (63%) ci fermiamo solo al 42%.

In Italia, resta quasi un miraggio anche l’ e-government. Solo un cittadino su quattro ne fa uso (dato che crolla al 12% con riferimento all’invio di formulari compilati via web). In Francia, per fornire un termine di paragone, l’e-government è sfruttato dal 66% della popolazione.

Appare evidente, come sottolineato dall’OCSE, che l’evoluzione digitale non stia avvenendo con lo stesso ritmo nei singoli Paesi e che sarebbe opportuno uno sforzo maggiore da parte dei Governi in termini di incoraggiamento all’utilizzo delle nuove tecnologie e di formazione, per rendere questa rivoluzione il più produttiva e inclusiva possibile.

Nel settore assicurativo, l’evoluzione digitale ha portato alla creazione di nuovi modelli di vendita e alla modifica del rapporto con i clienti ma il percorso verso una più ampia digitalizzazione delle agenzie, reso ancor più difficile dalla storica “resistenza” del settore alle novità ma comunque imprescindibile visto la direzione che il mondo sta prendendo, appare ancora piuttosto lontano dall’essere completato.

Con nuovi competitor e grandi colossi dell’e-commerce pronti a gettarsi nella mischia, rimanere immobili e ancorati ai retaggi del passato rischia di rivelarsi una strategia suicida dagli in un mondo dove un solido partner tecnologico, appare oggi più che mai come il più decisivo degli alleati.

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